Courrier / Communications

J‘accuse...! Polanski tra genio e sregolatezza.

DOI: https://doi.org/10.4414/bms.2020.18770
Date de publication: 25.03.2020
Bull Med Suisses. 2020;101(13):461

Dr. med. Alessia Schinardi, Zurigo

J’accuse...! Polanski tra genio e sregolatezza.

Eccomi di nuovo, 8 anni dopo, a parlare di ­Roman Polanski. L’artista è plurirecidivo: nel senso che ha prodotto nuovi capolavori, ma anche nel senso che è stato accusato di nuove molestie sessuali.

Nel 2012 descrissi come la vita dello star regisseur è più intricata e contradditoria di qual­siasi copione e si diverte a giocargli brutti scherzi.

L’artista naturalizzato francese presenta nel 2020 al César, l’Oscar francese, il film «Intrighi» anche noto come «J’accuse», riceve 12 delle 22 nomine possibili e ne vince 3: per la migliore regia, manco a dirlo, per la migliore sceneggiatura non originale e per i migliori costumi.

Si tratta di un film su Alfred Dreyfus, un ufficiale francese ma di origini ebree, che viene ingiustamente accusato di alto tradimento e giustiziato. Il delitto perpetrato dallo stato, che allora, alle porte del ventesimo ­secolo, divise letutta l’opinione pubblica francese, famiglie comprese, si aggiunge ad una lunga serie di ­crimini che gli Stati di volta in volta acconsentono alla ricerca di un capro espiatorio in periodi di tensione politica, come i casi di Sacco e Vanzetti, i Rosenberg, Mata Hari testimoniano.

La pellicola descrive il coraggio di dire pub­blicamente il proprio parere e denunciare l’abu­so di potere delle autorità, come fece appunto Émile Zola con la sua lettera J’accuse…!, cosa che fra l’altro gli costò una condanna. Zola sarebbe contento però di sapere che l’espressione J’accuse…! è entrata nell’uso comune non solo in Francia e nei paesi di lingua tedesca, ma anche in Italia, a significare un coraggioso grido contro ogni abuso di potere.

Fin qui come da copione nelle previsioni sul film di Polanski, i premi si aggiungono ad una invidiabile lista che fra l’altro si distingue per l’attualità e l’impegno sociale, cito solo «Il Pianista» del 2002, per l’affinità dei temi trattati in «Intrighi», quest’ultimo uscito in occasione della Giornata della Memoria.

I César, come è noto, sono stati assegnati, ma il clima della premiazione si è drasticamente rovinato. A far confondere le idee ai responsabili sono state nuove accuse contro lo Starregisseur (molto tempestive) nel segno di #MeToo su un fatto avvenuto nel 1975 che avrebbe scaldato l’atmosfera del César all’insegna della protesta contro la violenza sessuale (manco a farlo apposta!) e a ­difesa della diversità. Inoltre, dimostrazioni davanti alla sede della premiazione hanno definitivamente indotto Polanski a tenersi lontano, per paura di venire linciato.

Come Dreyfus fu vittima del clima antisemita e nazionalista, e non nella Germania prenazista, ma in Francia così liberale per tradizione, analogamente Polanski si può dire vittima del clima attivista antimolestie imperante attualmente.

Chi mi conosce sa che non ho niente in comune con Brigitte Bardot (purtroppo), ma condivido il suo parere sull’Arte: io giudico per il talento, non per la vita privata.

Solidarizzando totalmente con #MeToo, spero che se la prendano presto con delinquenti un po’ più seri e «intraprendenti» di Polanski, che solo per il fatto di essere famoso da cinquant’anni, è troppo facilmente nell’occhio del ciclone. Pur non conoscendo personalmente l’ambiente del cinema, conto su denunce più consistenti anche su persone meno famose. Sono convinta che 23 anni per Weinsten corrispondono a molto meno di un anno per ogni donna che ha molestato!

Sinceramente penso che #MeToo finora abbia scalfito solo la superficie di un mondo maschile nato già corrotto, sessista, discriminante, senza scrupoli e spero che riesca col tempo ad eliminare il malcostume vigente.

Secondo il motto: possiamo ancora ascoltare Michael Jackson? o, per adattarlo alla regione, perché ci hanno tolto l’Ispettore Derrick? Per me la questione è:

Dobbiamo apprezzare l’Opera o l‘Autore?

Modestamente per me è chiaro, che una volta creata, l‘Opera non è più tua. Il pubblico ne fa ciò che vuole, la idolatra o la rifiuta: Non dovremmo più ammirare un Klimt, un Degas, a Roden la ragazza a gambe all’aria chi gliel‘ha commissionata? Volenti o nolenti, o meglio, coscienti o no, quanto ha influenzato Heidegger, un nazista convinto, il nostro modo di pensare?

É altrettanto chiaro che se dovessimo ascoltare solo prominenti che hanno superato il test di integrità, si salverebbero in pochi. Facile, direte voi, come nativa italiana, essere così flessibile: se indagassero l’integerrimità dei politici italiani, per esempio, si salverebbero solo quelli morti ammazzati!

Il mondo del cinema, la nostra cultura, senza Polanski, sarebbero più poveri. Non perdetevi il film!

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